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Negri, Furlanis, Pavinato, Tumburus, Janich, Fogli, Perani, Bulgarelli, Nielsen, Haller, Pascutti. Che per chi tifa Bologna, è una poesia da sapere a memoria.
Ci sono persone che con la propria vita e le proprie scelte segnano la storia. Giacomo Bulgarelli è una di queste: per il Bologna FC, che perde la sua bandiera proprio a un passo dal Centenario, e per Bologna intera, di cui Giacomino era perdutamente innamorato. Se ne va un uomo semplice, espressione di un calcio che non c'è più, in cui i calciatori erano persone comuni e normali, in cui i colori erano un valore e la fedeltà ad essi una scelta di vita. E Bulgarelli al rosso e al blu del Bologna ha consacrato tutti e 22 gli anni della sua carriera, collezionando 486 presenze ufficiali e 58 gol, fino al suo ritiro il 4 maggio 1975. Per lui, bolognese verace di Portonovo di Medicina, tifoso da sempre, aver indossato per tanti anni la fascia da capitano era un onore, tanto che rifiutò la corte di un club come il Milan. Un infortunio al ginocchio durante la partita con la Corea nel Mondiale del '66 pregiudicò la sua carriera in Nazionale, che era iniziata a soli 21 anni con una doppietta contro la Svizzera (esordio assoluto finora mai eguagliato) e che si concluse con la vittoria agli Europei di Roma nel '68 dopo 29 presenze e 7 gol in maglia azzurra.
Bulgarelli era il simbolo del Bologna di Fulvio Bernardini, quello di cui si diceva "così si gioca solo in Paradiso". Quel Bologna che nel '64 capitanato da Pavinato riuscì a vincere uno scudetto impossibile contro il potere della Milano calcistica (infamanti accuse di doping poi rivelatesi un evidente complotto) e contro un destino avverso che a soli 4 giorni dallo storico spareggio contro l'Inter aveva deciso di portare via il presidentissimo Dall'Ara.
Bulgarelli era bolognese dentro, con la sua discrezione, la sua schiettezza, la sua ironia sempre pungente ma mai fuori posto, che lo contraddistinse anche negli anni della sua carriera da seconda voce come telecronista calcistico, prima a Telemontecarlo poi anche a Rai e Mediaset. Coppia perfetta con Massimo Caputi (i più giovani li ricorderanno anche nei videogiochi calcistici per la Playstation), faceva sfoggio delle stesse qualità che metteva in campo da giocatore: umiltà, equilibrio, intelligenza, esperienza.
Il 12 febbraio l'Onorevole Giacomino (così lo chiamava il super-tifoso Gino Villani ogni domenica dai distinti) se n'è andato dopo una lunga malattia. Se ne va quello che insieme ad Angelo Schiavio è stato il più grande giocatore della storia del Bologna, sicuramente il più amato. Per noi tifosi, se ne va un enorme pezzo del nostro cuore, e un giocatore che non avremo mai più.
Ricordo, durante i festeggiamenti per la promozione in serie A al termine della scorsa stagione, di aver incontrato Bulgarelli quando la pasticceria Zanarini aveva organizzato un rinfresco per la squadra. Eravamo in un gruppetto di amici dello stadio, nella speranza di salutare mister e giocatori. Già evidentemente segnato dall'età, Bulgarelli si complimentò con noi, perchè gli faceva piacere vedere tanti giovani seguire il Bologna. Il "suo" Bologna che ne piange la scomparsa, con la società che progetta di ritirare la maglia numero 8 e che lavora insieme all’amministrazione comunale per onorare nel modo migliore la memoria del suo Capitano, con i suoi compagni di squadra, con il fiume di tifosi che oggi hanno affollato la Cattedrale di San Pietro e via Indipendenza per porgere in silenzio con la sciarpa rossoblu sollevata l'ultimo, doveroso omaggio a un giocatore-simbolo del calcio italiano, che ha incantato chi ha avuto la fortuna di vederlo in campo, e che ora gioca davvero in Paradiso.
C'è solo un Capitano.
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